A cura di Enzo Dibello

 

In fase di allestimento del primo acquario, anch’io come la maggior parte dei neofiti, non seppi resistere alla tentazione di allevare Pterophillum Scalare. Infatti, questo ciclide, per forme, bellezza, colori ed abitudini, riesce a soddisfare le esigenze di ognuno.

 

 

La originaria colorazione selvatica è pressoché scomparsa dai nostri acquari, dove è stata rimpiazzata da esemplari che, riprodotti da generazioni in cattività, hanno assunto colorazioni che vanno dal bianco al nero, dorato, perlato o diversamente variegato. Anche le pinne, già molto sviluppate in  natura,  hanno assunto in alcune specie selezionate, la cosiddetta forma a velo, donando a questi esemplari un aspetto ancora più imperioso. Di indole pacifica,  preferisce muoversi lentamente o anche restare fermo nei punti della vasca dove la vegetazione è più fitta e la luce tenue, riesce a convivere benissimo con altra specie, anche notevolmente più piccole, soprattutto se allevati insieme fin da giovani. La propria territorialità la mostra essenzialmente durante il periodo riproduttivo, quando allontana dal proprio territorio eventuali altri pesci presenti inseguendoli con scatti velocissimi e attaccandoli alle pinne.

 

Questo pesce che in natura può superare anche i 15 cm., in acquario resta più piccolo, non evidenzia segni che caratterizzano il dimorfismo sessuale, anzi la certezza assoluta si avrà solo in prossimità della riproduzione, quando cioè gli organi sessuali saranno ben visibili.

 

 

Si noterà allora che l’ovidotto della femmina è cilindrico e più grande rispetto alla papilla genitale del maschio che è appuntita e breve. Altro segno distintivo, visibile solo ad un occhio più esperto, è una lieve gibbosità frontale presente nei maschi adulti.

 

L’ALLEVAMENTO

 

Tutto considerato l’allevamento dello Scalare può considerarsi facile, soprattutto se saranno rispettate determinate precauzioni. Innanzitutto vanno considerate le misure della vasca in quanto questa specie raggiunge dimensioni notevoli, con particolare riferimento all’altezza che non dovrebbe mai essere inferiore ai 40 cm.

 

La sua resistenza gli consente di adattarsi abbastanza bene ai diversi tipi di condizioni ambientali, anche se i migliori risultati sono stati ottenuti in acque di media e bassa durezza con un PH neutro ed una temperatura di 24° C. Personalmente ho sempre allevato gli Scalari in acqua di rete preventivamente filtrata per 24-36 ore in un contenitore dotato di filtro ad aria allo scopo di ottenere una declorazione dell’acqua senza utilizzo di biocondizionatori ad una temperatura intorno ai 28° C. Nella zona dove vivo l’acqua di rete è particolarmente dura e giusto per rendere l’idea li allevo con  un PH superiore a 8 ed una conducibilità prossima ai 650 ms. Anche l’alimentazione non desta particolari preoccupazioni.  Infatti accetta volentieri qualsiasi tipo di mangime secco o surgelato, mentre per le sue esigenze vegetariane, può essere somministrata della lattuga cruda, anche se oggi sono disponibili in commercio mangimi secchi o granulati capaci di soddisfare tutte le necessità alimentari non solo degli Scalari. E’ comunque necessario prestare attenzione alla quantità di cibo somministrata, poiché se sovralimentato questo ciclide potrebbe morire.

Mal sopporta i repentini sbalzi di temperatura, quindi e necessario un po’ di precauzione soprattutto durante il ricambio d’acqua, altrimenti potrebbe verificarsi l’insorgere di malattie parassitarie o infezioni agli occhi. In tal caso, considerato che non gradisce trattamenti medicinali, la terapia migliore è l’aumento graduale della temperatura fino a 33° C. per il periodo necessario al ripristino delle condizioni.

 

                                                     

 

Infine resta da considerare che necessita nell’arredamento della vasca di una ricca vegetazione e di spazio libero per nuotare, mentre sul fondo andrebbero posizionate alcune pietre allo scopo di delimitare il territorio di ogni esemplare presente.

 

 

LA FORMAZIONE DELLA COPPIA

 

In natura gli Scalari formano delle coppie praticamente indivisibili. Meno spesso ciò accade in acquario, anche se molti allevatori hanno raccontato storie tanto singolari quanto incredibili, ma di certo resta il fatto che possedere un maschio ed una femmina non sempre è garanzia del formarsi di una coppia intenzionata a riprodursi.  Secondo personali esperienze si è rilevato utile in questi casi tenere separati i sessi per alcuni giorni.

 

Se sono stati allevati diversi esemplari fin da piccoli, è molto probabile che si formano delle coppie che nuotano insieme appartate, e queste sono quasi sempre una garanzia di successo, addirittura a me è capitato più volte che tali coppie hanno deposto nell’acquario di comunità densamente popolato.  E’ praticamente impossibile pensare di portare a termine tali deposizioni poichè il maschio spesso impegnato a scacciare gli intrusi, si disinteressa della fecondazione delle uova che ammuffiscono nel giro di 36-48 ore

 

Quando gli Scalari raggiungono la maturità sessuale, si può anche notare come, di tanto in tanto, si avvicinano a qualche larga foglia per pulirla. Quasi sempre una coppia così formatasi da garanzie di successi riproduttivi.

 

UNA VASCA SPECIALE

 

Anche se possibile nell’acquario di comunità, per la riproduzione di P. Scalare si rende necessario l’allestimento di una apposita vasca della capacità di almeno 80 litri, altrimenti il maschio durante l’accoppiamento dedicherebbe più tempo ad allontanare gli intrusi dal territorio prescelto che non alla fecondazione delle uova.

 

 

La coppia dovrebbe essere trasferita per tempo in questo acquario da riproduzione,  preventivamente preparato con la stessa acqua della vasca dalla quale i riproduttori provengono, per progressivamente passare ad acqua più tenera, di durezza totale tra i 5 ed 10° dGH, ed un PH decisamente acido compreso tra i 6,5 ed i 6,9. Molto importante è anche la durezza carbonatica che preferibilmente dovrebbe essere contenuta in un  range tra non i 4 ed 1 6° dKH. Successivamente si provvederà ad aumentare gradualmente la temperatura dell’acqua fino al raggiungimento di 28 – 30° C. I migliori risultati dal punto di vista riproduttivo li ho ottenuti con una vasca completamente disadorna, priva anche del materiale di fondo. Un filtro interno composto da lana di perlon, torba e cannolicchio, è più che sufficiente a mantenere ideali le caratteristiche dell’acqua, soprattutto se affiancato da una costante sifonatura dal fondo dei residui organici. Al fine di garantire una adeguata ossigenazione inserisco in vasca anche un filtro ad aria di piccole dimensioni. Questo ha la duplice funzione, oltre all’ossigenazione, di fungere da unico filtro attivo durante l’inizio del nuoto libero delle larve, giacchè spengo il filtro principale onde evitare che questo mi aspiri tutti i piccoli nati. Come substrato, in natura gli Scalari preferiscono deporre su piante dalle foglie larghe e rigide tipo Echinodorus ma, in sostituzione possono essere usate lastre di ardesia o di PVC oppure il classico cono in plastica ormai alla portata di tutte le tasche. Dopo la deposizione delle uova sovente ho assistito a reazioni nervose della femmina che scaccia il maschio tanto brutalmente da ferirlo alle pinne o peggio ancora agli occhi. Per cercare di mitigare le conseguenze negative ho sempre preferito inserire in vasca una pianta finta in modo da creare un “riparo sicuro” al maschio contro le sfuriate nervose della femmina.

 

 

LA RIPRODUZIONE

 

Se tutto procede bene, dopo alcuni giorni i riproduttori andranno in giro per tutta la vasca alla ricerca di un posto idoneo, e cominceranno a pulire la zona prescelta fino a rovinarla nel caso di pianta acquatica.

 

A questo punto è possibile distinguere con assoluta certezza il maschio dalla femmina che successivamente potremo riconoscere grazie ad altri particolari. Alla pulizia del substrato partecipano alternativamente entrambi i riproduttori, e subito prima della deposizione tutti e due insieme. Sempre più spesso la femmina con l’ovidotto sfiora la zona prescelta, e dopo alcuni passaggi a vuoto, lascia dietro di se una fila d uova color ambra che aderiscono al substrato formando dei cordoncini, e subito dopo il maschio passa sopra la covata per fecondarla. Durante questo atto, che può protrarsi anche oltre un ora, una femmina di grossa taglia può arrivare a deporre fino a 1.000 uova, mentre normalmente una covata è composta da 400-600 uova, ma non tutte però vengono fecondate, sia perché il gettito seminale del maschio non è tanto uniforme da coprire l’intera covata, sia perché la femmina a volte sovrappone due o più filari di uova che finiscono così fuori portata per la fecondazione. Ben presto comunque le uova non fecondate ammuffiranno diventando bianche e mostrando una visibile peluria.

 

L’intera covata viene custodita da entrambi i riproduttori, che con le pinne pettorali provvedono a ventilare le uova in modo da creare un buon movimento d’acqua e di conseguenza una buona ossigenazione. Altri ospiti eventualmente presenti saranno allontanati con decisione.

 

 

A seconda della temperatura dell’acqua, le uova si schiudono dopo 36-48 ore e le larve vengono sbucciate e raggruppate vicino al luogo della deposizione, dove vengono fissate come un grappolo per mezzo di un sottile filamento adesivo posto all’estremità del capo di cui sono dotate tutte le larve. Per tutto questo periodo, i riproduttori sono molto nervosi e si spaventano facilmente, quindi non è insolito assistere al trasferimento di tutte le larve in un posto ritenuto più sicuro. Molto sviluppate sono infatti negli Scalari le cure parentali, e per questo continueranno ad occuparsi della propria prole anche nei giorni successivi. Infatti le larve, dotate di un grosso sacco vitellino che ne ostacola i movimenti ma, loro unica fonte di sostentamento in queste prime ore di vita, resteranno ferme per i prossimi giorni sempre sorvegliate dai genitori che continueranno a ventilarle e a proteggerle a tal punto che se qualcuna incautamente dovesse staccarsi, questi la imboccano e la risputano letteralmente insieme alle altre. Normalmente si può anche assiste a riproduttori che volutamente prelevano alcune larve dal gruppo per tenerle in bocca dando l’impressione di masticarle, mentre poi le risputano insieme alle altre. In verità con questo comportamento non intendono “assaggiare”  la prole, bensì di pulirla da eventuali microrganismi sicuramente dannosi.

 

Sempre in funzione della temperatura dell’acqua, dopo quattro o cinque giorni le larve hanno completamente assorbito il sacco vitellino, e gli avannotti cominciano a nuotare liberamente sempre accompagnati dagli adulti, ma in questo momento inizia il periodo più delicato della loro esistenza. Infatti adesso devono cominciare ad alimentarsi da soli, ed allo scopo possiamo somministrare naupli di Artemia Salina appena schiusi abbinati a mangimi idonei che si trovano facilmente in commercio che, in forma liquida, sono adatti per la maggior parte dei pesci ornamentali ovipari perché contengono particelle studiate per un immediato nutrimento e per la produzione rapida di infusori.                                                      

 

 

 

La mia esperienza mi ha portato a prelevare le larve dopo due o tre ore dall’inizio del nuoto libero, aspirandole con un tubicino morbido per areatori per trasferirle in una apposita vasca dalla capacità di una ventina di litri dotata di un filtro ad aria preventivamente fatto maturare. In tal modo diventa più semplice la loro gestione in considerazione del fatto che avranno bisogno di molte attenzioni. Innanzitutto una buona qualità dell’acqua capace di riportare  i valori a quelli ideali per l’accrescimento. A tale scopo può essere utile installare un impianto di cambio dell’acqua goccia a goccia. Basta munirsi di una ulteriore vaschetta in plastica della capacità di una decina di litri da posizionare più in alto di quella di accrescimento da dove prelevare l’acqua per il travaso con un tubicino in silicone dotato di un rubinetto all’estremità per la regolazione del flusso. Ogni sera faccio una abbondante sifonatura del fondo, raccogliendo tutto il cibo in eccesso e gli altri residui organici, e durante la notte lascio che goccia a goccia si ripristini il livello dell’acqua.

 

 

Nonostante la pulizia giornaliera e la buona qualità dell’acqua sarà inevitabile la formazione di alghe e piccole incrostazioni sul fondo e sulle pareti, soprattutto se come me userete delle vaschette in plastica. Personalmente ho ovviato a questo inconveniente inserendo nella vasca di accrescimento un piccolo Ancistrus dopo 48 ore dal trasferimento delle larve. Non so spiegare bene perché, ma l’Ancistrus oltre ad eliminare ogni traccia di alga, riesce a compattare sul fondo i residui organici rendendo un gioco da ragazzi la loro aspirazione.

 

Come già accennato, in questa prima fase è necessario fare attenzione alla quantità e alla qualità del cibo da somministrare. I migliori risultati li ho ottenuti somministrando solo cibo liquido per le prime 36-48 ore per poi cominciare a somministrare naupli di Artemia Salina appena schiusi. Vorrei focalizzare la vostra attenzione sulla locuzione “appena schiusi” poiché già dopo 2-3 ore al massimo dalla schiusa il nauplio ha consumato per se il 50% della “carica energetica” di cui è portatore per esaurirlo completamente nell’arco di 5-6 ore dalla schiusa. Il rischio che corriamo è quello di somministrare ai nostri avannotti un cibo capace solo di riempirgli lo stomaco ma non adeguato alle sue necessità alimentari. Oltre a calcolare per bene i tempi della schiusa onde evitare che questa avvenga di notte, è utile approvvigionarsi di cisti Artemia Salina decapsulata e di Golden Artemia Nauplien della Discusfood che all’occorrenza sono degli ottimi surrogati.

 

Dopo una decina di giorni la quantità di naupli prodotti in impianti domestici non sarà più sufficienti a colmare le esigenze alimentari dei piccoli nati, quindi possiamo cominciare ad integrare l’alimentazione con mangime secco delle giuste dimensioni o meglio ancora con mangime micro incapsulato specificamente studiato per avannotti di pesci ovipari capace di garantire una crescita omogenea di tutta la covata.

 

Trascorso un mese gli avannotti, che nel frattempo cominciano ad assumere la forma definitiva, possono essere trasferiti in una apposita vasca dalle misure adeguate al loro allevamento.

 

CONCLUSIONI

 

Anche negli Scalari può capitare che una intera covata venga mangiata o trascurata dai riproduttori. La maggior parte delle volte dipende dalle non idonee condizioni dell’acqua, ma non è da escludere che ciò dipenda dagli stessi riproduttori che, allevati da anni in cattività,  hanno completamente estinto le cure parentali. La verità è che non esiste una ricetta sicura per far riprodurre gli Scalari, quando iniziamo una nuova sfida dobbiamo essere pronti a scorgere ogni particolare e ad adeguarci alla situazione. Nonostante tutti i miei forzi, quando iniziai nel 1990 complice l’inesperienza, l’assenza di internet dispensatore inesauribile di informazioni e la difficoltà di procurarsi il necessario visto che non era ancora stato inventato lo shopping online, il mio percorso fu continuamente costellato da fallimenti, tanto che ben presto la maggior parte delle mie vasche finirono in cantina ad impolverarsi.

 

Solo recentemente dopo aver avviato un acquario dove allevo alcuni Discus ho voluto riprovare con gli Scalari. Attraverso alcuni gruppi tematici su Facebook ho conosciuto persone straordinarie, subito pronte a condividere con me le loro esperienze fino a trovare qualcuno che addirittura mi ha messo a disposizione una coppia sub-adulta prossima al primo accoppiamento. Ho rispolverato tutta l’attrezzatura di cui ero in possesso ed ho ricominciato convinto di poterci riuscire.

 

Eppure ci è voluto più di un anno per arrivare a riprodurre una seconda generazione di Scalari.

 

Tutte le foto pubblicate nell’articolo sono fatte da me quindi mi scuso se non sono perfette,  ma se volete spendere ancora qualche minuto consiglio il mio video che spiega il tutto meglio di mille parole

 

 

E se avete domande o consigli mi trovate su fb: https://www.facebook.com/enzo.dibello.5

 

Articolo redatto da Enzo Dibello

impaginata da Michele Nardinocchi

 

 

 

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Autore
Enzo Dibello: La mia prima esperienza con un acquario risale al 1990 allorquando non seppi resistere all’acquisto di una vasca da 320 litri con piante roccie tanti guppy e qualche scalare. Anche se il lavoro e la famiglia mi hanno costretto a molte interruzioni, ho allevato di tutto fino a decidere di dedicarmi con maggiore attenzione agli scalari dai quali ho avuto molte soddisfazioni. Adesso che ho più tempo a disposizione tra grandi e piccole sono arrivato a utilizzare una ventina di vasche dai 20 ai 450 litri. In tutti questi anni, non ho mai smesso di aggiornarmi sulle nuove tecniche e attrezzature, ed ho continuamente letto, in molti casi studiato, molti libri non solo di acquariologia, ma anche di chimica, biologia e genetica. Anche adesso che ho iniziato una nuova avventura con i Discus, sono ancora impegnato nell’allevamento e riproduzione di diverse varietà di Scalari e sono pronto a condividere tutto con quanti hanno in comune la mia stessa passione.